Maternità e Lavoro: l’equilibrio non è una meta, è una danza
Lucia Trapassi⏱ Tempo di lettura: 6 minuti
In questo articolo:
- Il rientro: il lavoro come spazio di identità
- Il mio percorso: la fortuna e il diritto
- Il mito della scelta perfetta e il carico mentale
- Strategie di sopravvivenza quotidiana
In occasione del Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori, mi sono fermata a riflettere su una domanda che mi è stata fatta centinaia di volte: "Come fai a lavorare con tre bambine?".
La verità è che non è sempre facile e non esiste una formula magica, né un equilibrio perfetto che una volta raggiunto rimane. Esiste un sottile equilibrio che cambia ogni giorno, fatto di scelte, rinunce e priorità che si spostano.
Ma supportato da quella che per me è una necessità: sentirmi 'intera'.
Il rientro: il lavoro come spazio mio

Spesso si legge che tornare al lavoro dopo la maternità sia un trauma. Per me non è stato così.
Quando ho ricominciato a lavorare dopo la nascita della mia prima figlia, ero serena. Certo, l'essere diventata mamma mi ha riempita di una sensazione di amore immenso, ma il periodo di maternità è stato anche un momento di solitudine.
Ricordo che mi mancava parlare con una persona adulta. Mi mancava parlare di altro oltre che di Lei. Tornare a lavorare mi ha aiutata a ritrovare uno spazio mio. Senza togliere nulla al mio essere diventata mamma, mi ha permesso di tornare a essere Lucia. 🤍
Il mio percorso: un adattamento continuo
La mia carriera non è stata una linea retta, ma un adattamento ai battiti del cuore della mia famiglia: sono stata una dipendente a tempo pieno, poi sono passata al part-time dopo la seconda figlia, fino alla scelta di dedicarmi totalmente a loro per un paio d'anni dopo la terza. Infine, è nata LAPEPIA, la mia sfida a partita IVA.
So di essere stata fortunata. Il mio rientro in azienda è stato sereno, sono stata accolta e rispettata nei miei nuovi ritmi. Ma so bene che, purtroppo, questa non è la normalità per tutte.
In un Paese dove ancora troppe donne al rientro dalla maternità si trovano davanti a scrivanie spostate o responsabilità diminuite, parlare di 'scelta' e 'equilibrio' può sembrare un lusso.
Ancor più perché mancano le basi: nidi accessibili, congedi paritari e il peso del welfare sulle spalle delle famiglie (e quasi sempre delle madri). Senza supporti strutturali, la 'scelta' resta spesso solo sulla carta.
Il mio augurio per questo Primo Maggio è che la mia esperienza diventi lo standard. Che il lavoro diventi un diritto che potenzia l'identità di una donna, e non un ostacolo che la punisce per aver dato la vita.
Ogni scelta è valida (e immensa)
Ci tengo a dirlo con chiarezza: non esiste una scelta migliore di un’altra. Esistono donne che trovano la propria realizzazione nel dedicarsi totalmente alla famiglia, e donne che, come me, hanno bisogno di nutrire anche una dimensione professionale per sentirsi in equilibrio. Entrambe le strade sono valide, entrambi i lavori sono immensi.
Il punto non è 'cosa' facciamo, ma 'come' stiamo mentre lo facciamo.
La solitudine che provavo io non era colpa delle mie figlie, ma era il segnale che per la mia natura avevo bisogno di riaprire una finestra sul mondo adulto. Per un’altra mamma, quella stessa finestra potrebbe essere un hobby, per un altra ancora godersi ogni istante della crescita dei figli senza rumore intorno.
La libertà sta nel poter scegliere, senza sentirsi giudicate.

I pesi invisibili: Carico Mentale e Performance
Oltre al lavoro c’è un altro impegno, silenzioso e costante: il carico mentale. È quell'infinita regia invisibile fatta di incastri logistici, impegni vari e necessità emotive dei figli che non smette mai di girare in sottofondo.
A questo si aggiunge la pressione di una performance costante. La società ci chiede di essere professioniste come se non avessimo figli e madri come se non avessimo un lavoro. È una trappola che ci spinge verso una perfezione impossibile, lasciandoci spesso sfinite.
Imparare a riconoscere questo sforzo invisibile e accettare che non dobbiamo 'vincere' in ogni campo, ogni giorno, è il primo passo.
Smascherare il mito del senso di colpa
Il senso di colpa è generato da un'aspettativa sociale, non da una realtà biologica.
Dobbiamo ricordare a noi stesse che la qualità vince sulla quantità: un'ora di presenza vera vale più di un'intera giornata vissuta con la testa altrove. Una madre che sceglie di non perdersi insegna ai propri figli che l'amore non richiede mai il sacrificio della propria identità e che è possibile prendersi cura dei propri bisogni senza smettere di amare..
Strategie di sopravvivenza (reali)
L'equilibrio emotivo poggia su una base logistica. Ecco cosa ho imparato con tre figlie:
- La routine libera spazio mentale, può sembrare noiosa, ma protegge la tua serenità.
- Chiedere aiuto, quando e se possibile, non è un segno di debolezza ma di sopravvivenza. So che non tutte abbiamo una rete o i mezzi per delegare (ed è qui che il sistema fallisce), ma laddove c'è uno spazio, che sia il partner o una spesa fatta online per risparmiare un'ora di tempo, dobbiamo imparare a prenderlo senza sensi di colpa.
- La regola del 'abbastanza buono', ho fatto pace con la casa non perfetta e con i 'no' detti per proteggere il mio tempo.
Conclusione: un augurio di libertà
In questa festa dei lavoratori, il mio pensiero va a tutte le mamme che stanno cercando la loro strada. Non sarai mai "abbastanza" perfetta per tutti, ma pazienza, sei perfettamente abbastanza ascoltando i tuoi bisogni.
I tuoi figli hanno bisogno di una madre presente ma anche di una mamma 'intera' ed è questo l'augurio: che queste due cose possono coesistere.
Buon Primo Maggio a tutte le mamme: a quelle che lavorano in casa o fuori casa, a quelle che cercano lavoro e a quelle che, ogni giorno, lavorano per non perdere se stesse.
With love,
Lucia 🤍
Se questo articolo ti ha fatto sentire meno sola, condividilo con un'amica che ne ha bisogno.
Approfondimenti, leggi anche
- 8 Marzo e maternità reale: oltre il mito della madre perfetta – Riflessioni sul carico mentale e le aspettative sociali sulla maternità
- Storia LAPEPIA: dal sogno alla realtà – Come è nato questo progetto tra maternità e lavoro
- Ritmo di primavera: routine familiari che funzionano – Organizzare la quotidianità con consapevolezza